BINARI
videoperformance
colore
2′ 29”
2025
Ambientata all’interno di un capannone industriale abbandonato, l’opera “Binari” mette in scena un attraversamento fisico e simbolico. Il performer percorre con passo deciso due corridoi paralleli, segnando con il proprio corpo una traiettoria nuova in uno spazio dimenticato, sospeso tra memoria e rovina.
Il video si sviluppa su due piani visivi affiancati: a sinistra, una visione esterna mostra il movimento costante della figura nell’ambiente; a destra, una camera soggettiva indossata dal performer restituisce la percezione diretta del tragitto – suoni, sguardi, respiri – amplificando la dimensione immersiva dell’esperienza.
Il titolo “Binari” richiama la doppia scansione architettonica del luogo, ma anche una vicina stazione ferroviaria, introducendo una riflessione più ampia sul tema del cammino: linee parallele come simbolo di direzione, abitudine, scelta o destino. L’azione si fa così metafora di un passaggio – fisico, mentale, esistenziale – invitando lo spettatore a interrogarsi sul rapporto tra corpo, spazio e memoria, e su ciò che resta possibile nei luoghi dell’abbandono.
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Set inside an abandoned industrial warehouse, the work “Binari” stages a physical and symbolic crossing. The performer walks with a decisive step along two parallel corridors, marking a new trajectory with his body in a forgotten space, suspended between memory and ruin.
The video unfolds across two parallel visual planes: on the left, an external view shows the figure’s constant movement through the environment; on the right, a subjective camera worn by the performer provides a direct perception of the journey—sounds, glances, breathing—amplifying the immersive dimension of the experience.
The title “Binari” recalls the dual architectural structure of the space, but also a nearby train station, introducing a broader reflection on the theme of walking: parallel lines as symbols of direction, habit, choice, or destiny. The action thus becomes a metaphor for a passage—physical, mental, existential—inviting the viewer to question the relationship between body, space, and memory, and what remains possible in places of abandonment.